60 piani distribuiti su 250 metri di altezza: sono questi i numeri della DC Tower 1, la costruzione più alta di Vienna e dell’Austria tutta.

Un esempio di architettura dall’aspetto moderno e “slanciato” (che ospita uffici, hotel e altro), opera del francese Dominique Perrault, che si inserisce in un quadro più ampio in atto già da 18 anni. Si tratta della Vienna Danube-City, un programma di sviluppo che dovrebbe rilanciare il già caratteristico, invitante, elegante centro della capitale.

L’enorme palazzo è dotato di una terrazza che lo collega al celebre fiume cittadino. L’aspetto – guardando a distanza – di un enorme biscotto forato è dovuto all’esilità della forma, oltretutto impreziosita da una superficie ondulata che contribuisce ad arrecare all’insieme un aspetto mutevole, soprattutto al variare della luminosità diurna. Per contro, gli interni lasciano in vista cemento e metallo per conferire al blocco un’aria solida, rassicurante per chi vi entra.

Viene da domandarsi: quanto può incidere positivamente un edificio alquanto futuribile all’interno di un contesto praticamente storico? Tra l’altro, il piano definitivo prevede la realizzazione di una seconda torre (come se fosse l’altra metà di  un unico pezzo che “contiene” Vienna), quindi potrebbe andare a finire ancora “peggio”.

Ma la verità è che la zona in cui si sta portando avanti l’idea nasce come discarica comunale, malamente sostituita, negli anni ’70, da un progetto non riuscito, quello di UNO-City, in seguito rimpiazzato dalla sede dell’Expo del 1995 (solo un’intenzione, in realtà).

È nel 1992 che altri due professionisti del settore, Neumann e Krischanitz, sfornano una nuova proposta a lungo termine: la composizione di un’area urbana polifunzionale. Perrault entra in gioco dieci anni dopo, avendo vinto  il concorso per la creazione della terza parte di quella che oggi è chiamata appunto Danube-City.

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