E perché non i cosmetici? Fra tutte le strabilianti possibilità offerte dalla stampa in 3D, quella dei cosmetici non appare fra le più complicate, almeno sulla carta. Uno dei primi percorsi in questa direzione si chiama Gracemink (dalla sua inventrice Grace Choi, proveniente dalla Harvard Business School), ed è stato presentato qualche settimana fa a New York, presso la convention Disrupt , dedicata alle nuove tecnologie che si fanno impresa. Ed è un’idea che “rischia” di mandare in solluchero le ragazzine che cominciano ad accostarsi a ombretti (gli unici che per il momento è già possibile stampare), rossetti e fard.

In effetti, se ci pensiamo, ogni signora o signorina avrà la possibilità di riprodurre o addirittura creare i colori che più le si confanno, tenendo conto perfino delle proprie particolarità epidermiche. Se non si riesce a identificare la sfumatura desiderata tramite una ricerca su Internet, la si può sempre fotografare e sottoporre al macchinario. Attraverso un apposito programma, dopodiché, si preme “invio” e… il “trucco” è servito!

Una gamma vastissima di scelta che permetterà di evitare ricerche estenuanti per negozi e, soprattutto, abbatterà i costi. Il progetto dovrebbe rivelarsi di grande utilità soprattutto per le adolescenti, meno esigenti o fidelizzate e più inclini a sperimentare. Probabile addirittura che si organizzino e si incontrino per scambiarsi dritte sull’argomento… Sono già state coinvolte e consultate delle blogger esperte.

La fautrice di questo apparecchio sta cercando appoggi fra i colossi delle stampanti, ma è certa di riuscire a mettere in commercio il primo prototipo (capace di amalgamare correttamente creme, polveri e oli) entro il 2014. Quanto a questioni delicate e importanti come l’eventuale tossicità o i test sugli animali… bisognerebbe parlarne, non credete?

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