Di tutte le possibilità (edilizie, sanitarie, ludiche) offerte dalla stampa in 3D, bisogna ammettere che ce n’è una che desta particolare sorpresa, e prima ancora perplessità. Produrre cibo attraverso le stampanti è un’eventualità forse suggestiva, ma richiede senz’altro una bella serie di test e verifiche, prima di essere applicata. E va ancora relativamente bene quando si parla di pasta: in quel caso la stampante vuole del grano duro come “inchiostro”. Ma se invece la pietanza da servire in tavola è la carne?

Ragioniamoci meglio. La sfida, lanciata da Modern Meadow con l’intento di ottenere dei risultati nei prossimi anni, è quella di creare delle bistecche a partire da un preparato di cellule animali. Questo, in altri termini, significherebbe finalmente l’estinzione degli allevamenti intensivi, che –oltre a comportare grandissimi consumi di acqua – tanta sofferenza causano agli animali, peraltro imbottiti di medicinali che poi inevitabilmente finiscono nei nostri piatti. Oggi annualmente si consumano 300 milioni di tonnellate di carne. Il biofisico dell’Università del Missouri Gabor Forgacs sta facendo degli esperimenti – non ancora completati – insieme alla sua squadra di scienziati.

Va detto subito che il procedimento non ha l’aria appetitosa: una sezione gelatinosa di agarosio viene riempita da un ago con cellule staminali, e il tutto viene lasciato a incubare. Ne risulta una massa cilindrica, che viene poi infilata in un bioreattore per generare – con un voltaggio basso – fibre muscolari.

Comunque, anche in Europa, all’Università di Maastricht, si stanno facendo delle prove. È di qualche tempo fa la notizia della sintesi di fibre in laboratorio, ma per ora un singolo hamburger costerebbe 235 mila euro… Meglio lasciar perdere! Che ve ne pare dell’altra via?

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