Lo dice uno studio universitario: le abitazioni concepite secondo i crismi del risparmio energetico e del rispetto dell’ambiente favoriscono l’insorgere di patologie respiratorie. Che fare, allora?

Una casa efficiente, in grado di far scalare le bollette e che eviti di appestare aria e terreni, è ormai un obiettivo a portata di mano. Eppure, stando a una ricerca pubblicata da Environment International, ci sarebbero delle controindicazioni del tutto impreviste.

L’affannosa scoperta

L’Exeter University Medical School, con l’aiuto della Coastline Housing Association, in Cornovaglia, ha condotto un’approfondita indagine su sette centinaia di proprietà, green e non; a quanto pare coloro che occupano gli alloggi che non fanno ricorso a combustibili fossili tendono a sviluppare problemi di asma. Ciò avviene anche a causa della maggiore diffusione di muffe all’interno delle stanze.

Il risvolto sociale

Si direbbe che pure il ceto giochi un ruolo in questa faccenda. Infatti, le persone meno abbienti usano limitatamente il riscaldamento e, per mantenere un clima accettabile, non arieggiano abbastanza le camere. Questo favorisce un aumento del tasso di umidità e di conseguenza della probabilità di contrarre malattie respiratorie. Una situazione, tra l’altro, ideale per il proliferare di acari e batteri. Se a quanto detto si aggiunge (sempre nell’ottica di una controproducente parsimonia) l’utilizzo di stufe e cucine antiquate, ecco che il quadro peggiora ulteriormente.

Correre ai ripari si può

Tali scoperte, è chiaro, non compromettono nemmeno un po’ l’effettiva validità del concetto di alta efficienza in campo domotico. Tuttavia non vanno ignorate, quindi è necessario fronteggiarle. È già in atto una campagna informativa per evitare simili spiacevoli inconvenienti. Continuando a non gravare sul portafoglio, ovviamente. Siete d’accordo?

L’articolo è tratto da: http://bit.ly/1u926dD

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