Chi ama armeggiare con l’arte della fotografia sicuramente lo sa già, per tutti gli altri può trattarsi di una piacevole, suggestiva, accattivante scoperta. Il time-lapse, banalmente parlando, consiste in una serie di foto scattate in sequenza a intervalli regolari di tempo (questo significa il nome inglese) e poi proposte in rapida successione cronologica in una specie di proiezione.

Non per niente, è una tecnica cara al cinema (anche documentario), che spesso ce la porge mostrandoci un panorama diurno che nell’arco di pochi istanti imbrunisce o sintetizzando in un minuto il succedersi delle stagioni su uno scorcio di vegetazione, oppure riproducendo il dischiudersi di un fiore.

O ancora, un passaggio di nuvole, lo spostamento dell’ombra di un edificio che segue il sole… È come avere a disposizione il tasto fast forward di un videoregistratore o di un lettore dvd, una sorta di “macchina riassuntiva del tempo”, ma non per sminuire ciò che si osserva, bensì per valorizzarlo! Trovata semplice ma di grande effetto.

Per ottenere questo coinvolgente risultato bisogna impostare nella fotocamera, tramite un apposito intervallometro, la velocità di cattura del fotogramma, che dunque immortalerà un’immagine solo a distanza di un tot di secondi o di minuti dalla precedente. Le applicazioni sono infinite, come dimostra la rete: si va dal deperimento della frutta o di una carcassa alle stupende aurore boreali.

Naturalmente non si sta a reggere l’apparecchio per tutto il tempo occorrente, bisogna munirsi di un cavalletto, anche per garantire stabilità alle inquadrature. Ciò permette a coloro che dispongono di attrezzature professionali di “abbandonare” l’obiettivo anche per mesi. Organizzandosi come si deve e proteggendo la macchina fotografica, si può fare. Non vi alletta l’idea? Qualcuno di voi si è mai cimentato nel time-lapse?

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