In un momento di difficoltà economica generale, come rilanciare settori importanti come l’artigianato, che nel nostro Paese ha una tradizione storica, e il design? Grazie alla stampa in 3D, non c’è quasi bisogno di dirlo. Il progetto 3DItaly si potrebbe definire banalmente come una catena di “botteghe della tridimensionalità”, dove si trovano le apposite e moderne stampanti che consentono in breve tempo e attraverso programmi idonei di dar forma a qualsiasi cosa.

In effetti, è di un franchising che stiamo parlando. A Roma, zona Pigneto, la prima sede, seguita a ruota da un’altra a Pescara (per la verità, più incentrata sull’aspetto social, destinato a progredire in tutta Europa); tra non molto saranno disponibili pure dei centri a Ragusa, Milano e Torino. Quest’idea di 3D printing store si basa sul sempre più popolare concetto DIY, ovvero do it yourself (fai-da-te, insomma). Un esperimento che attira già non solo gli esperti di architettura e di grafica, ma anche chi ama il bricolage.

I giovani artefici di questa iniziativa si chiamano Carlo Mariella, Alessandro Papaleo, Giampiero Romano e Antonio Alliva, tutti di età compresa tra i 25 e i 33 anni. Alla base, il desiderio – nato circa diciotto mesi fa – di applicare le nuove tecniche (per esempio l’FDM) per la creazione di vari prodotti a costi ancorché ragionevoli. Una sfida che andava raccolta; ora ci sono già degli emuli.

Una risorsa che insegna a impresari, studenti e creativi in generale a buttarsi, a provare a concretizzare i propri disegni. In fondo, il metodo s’inscrive perfettamente nella filosofia del “chilometro zero”: ridurre all’essenziale la filiera che intercorre tra  la realizzazione di un oggetto, magari personalizzato, e la sua vendita, passando attraverso l’uso di materiali non inquinanti (principio che si rispecchia perfino nell’arredo di questi negozi) e il riciclo. Da seguire, no?

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